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Monumenti e musei

La torre di Pramotton
Sul versante destro della Dora Baltea, su uno sperone roccioso che domina il fondovalle, si erge la Torre di Pramotton o torre d’Aviès (ossia d‘avis, di avvistamento). Fu edificata nel XIII secolo dai signori di Bard, il cui feudo fu diviso nel 1214, dopo lunghe ed estenuanti lotte, o meglio una vera e propria guerra tra i fratelli Ugo e Guglielmo. Successivamente, nel 1242, con la complicità della famiglia più potente ed influente della Valle, gli Challant, il duca Amedeo IV di Savoia costrinse Ugo di Bard a cedergli tutti i suoi possedimenti tra cui anche la Torre; a Guglielmo, che accettò di sottomettersi, furono invece lasciati i possedimenti avuti nel 1214 tra cui dei territori siti a Donnas.
Torre massiccia, di forma esagonale, con sei merli in corrispondenza di altrettanti spigoli, rappresenta il primo presidio che si incontra arrivando in Valle dal Canavese. L'ingresso è posto, per motivi difensivi, ad una altezza di 4 metri da terra. Sono visibili anche i resti di una cortina difensiva. Per il panorama che si gode dal luogo in cui sorge, essa è conosciuta anche come Tour de Bellegarde. Fu usata probabilmente come punto di controllo e per collegare visivamente i Castelli di Pont-Saint-Martin e Bard, infatti fu sempre presidiata da uomini armati.

Strada ed arco romani
Per collegare il centro alle terre conquistate e da "pacificare", i Romani costruirono un ampio reticolo di strade che permise, per l'epoca, spostamenti veloci. Uno degli assi viari essenziali fu quello che, attraverso i valichi alpini, portava nel centro dell'Europa: la via delle Gallie. Per scongiurare i pericoli dovuti alle alluvioni della Dora, il percorso della via evitava il fondovalle, mantenendosi a mezza costa, prevalentemente sul versante sinistro. A Donnas, dove la strada inevitabilmente costeggiava il corso della Dora Baltea, la via risulta intagliata per 221 metri nella roccia, con un grande arco che testimonia il lavoro ciclopico svolto: il taglio, narrato nella leggenda del fabbro di Donnas, in certi punti supera i dodici metri e sono individuabili nella roccia le tracce dei livelli raggiunti da squadre di scalpellini. L'arco, realizzato fra il 31 e il 25 a.C., misura, in spessore e in altezza, circa quattro metri ed ha una luce di tre metri. Nella parete che fiancheggia la strada è ricavata anche la colonna miliare, un miliario, con l’indicazione di XXXVI miglia da Augusta Praetoria. Alcuni scalini scendevano in passato all'attracco per le barche sulla Dora. Fra Donnas e Bard è conservato un ampio tratto della via, sostenuta da sostruzioni che permisero di mantenere la carreggiata di una certa ampiezza.

Il borgo
Si può accedere al borgo da due lati: da quello orientale, attraverso la porta medievale o da quello occidentale partendo dalla strada romana il cui arco, nel Medioevo, costituiva la porta della borgata.
La porta orientale, maestoso ingresso principale, fornisce testimonianza dell’importanza di Donnas. Costruita completamente in pietra e con tetto a due falde in lose, essa è costituita da un arco a tutto sesto. Citata, nel 1594, in "Histoire de l’Église d’Aoste”, la porta era già presente nel Medioevo e difendeva, insieme ad altre fortificazioni, il borgo da possibili attacchi militari.
Lo stemma sabaudo sovrasta l'ingresso di casa Porcel (albergo Saint-Ours) che presenta numerosi particolari architettonici, soprattutto all'interno (scala a viret, camino...).
Lungo il borgo si possono ammirare degli affreschi di varie epoche, il più interessante dei quali è la Madonna con le mani giunte posta a fianco di una lampada che un tempo veniva accesa per richiedere la protezione di un agonizzante. Numerose sono le finestre in legno ed in pietra, la più interessante delle quali è la grande quadrifora di fronte alla piazza comunale.
Il palazzo Enrielli domina, con la sua torre scalare cilindrica di origine medievale, la piazza comunale, al centro del borgo. Fu dimora del primo conte di Donnas, Marcantonio Enrielli, nel 1694. È uno degli edifici più antichi del borgo e alla base della torre, che ospita una scala in pietra a viret, si può ammirare un bel portale a goccia rovesciata del XVI secolo e, più in alto, una feritoia. Questa dimora nobiliare ha assunto, nel corso dei secoli, diverse funzioni abitative: da scuola ad albergo, da carcere mandamentale all'attuale destinazione, dopo un accurato restauro, a sede dell’istituto musicale.
Il primo documento che cita la Cappella di Sant’Orso è del 1176; si tratta della bolla papale in cui Alessandro III dichiara di prendere sotto la sua protezione la diocesi di Aosta, le chiese di Saint-Pierre, Saint-Ours di Donnas et Sainte Marie de Vert. Edificata all'ingresso del borgo, con lo scopo di proteggerlo dalle piene impetuose della Dora (come si legge in una lettera inviata al Pontefice nel 1836), la cappella venne ricostruita nel 1692, come testimonia la data riportata sull'architrave del portale di ingresso. All’interno è conservato un pulpito in legno dorato policromo del tardo Settecento.
A fianco della cappella esisteva anticamente un ospizio, gestito a partire dal 1629 dai Cappuccini; a Donnas si trovavano anche un lebbrosario e due ospedali. L'ospedale dei pellegrini si può identificare con la casa in pietra in fondo a via dell'ospedale.
Sul lato del borgo che si affaccia sulla Statale 26, divenuta nell'Ottocento la strada principale, si erge, all'angolo di fronte al ponte nuovo, palazzo Perron, la cui facciata con archi a tutto sesto sovrapposti, è molto più ricca rispetto a quella prospiciente il borgo. Fu costruito in stile neoclassico nel XIX secolo, come testimoniano le date in ferro battuto presenti sui balconi: 1842 al primo piano (costruzione) e 1896 al secondo (ampliamento).

Per una visita dettagliata ci si può avvalere dei dépliants illustrativi presenti nelle bacheche situate lungo il percorso.

Villa Selve (municipio)
I Selve, industriali tedeschi che nella seconda metà dell'Ottocento avevano impiantato a Donnas una fiorente industria metallurgica, fecero costruire le scuole elementari e materne, cimiteri e lavatoi pubblici. Villa Selve, a monte dell'asilo, era la loro lussuosa abitazione composta da due piani sormontati da un terrazzo belvedere. L'elegante palazzina fu venduta, dopo la seconda guerra mondiale, alla Società Idroelettrica Piemontese, passò prima all’ENEL quindi fu acquistata dall’Amministrazione regionale; nel 1987 fu ceduta al Comune che la destinò ad ospitare il Municipio.

Archeologia industriale
Di fronte alla strada romana, al di sotto del cavalcavia della strada statale, si possono vedere alcuni capannoni di quella che fu l'unica industria di rilievo sorta a Donnas. Passata, per il fallimento dei fratelli Mancardi, ai fratelli Federico ed Augusto Selve, la fabbrica occupò fino a 450 operai. Fu premiata con le medaglie d'oro e d'argento alla esposizione industriale italiana di Milano del 1881. Gli stabilimenti in cui si fondeva e laminava il rame, nel 1908, furono ceduti improvvisamente alla Società Metallurgica Italiana che li chiuse nel gennaio 1929.
Sul lato destro della Dora si può vedere, a mezza costa, nella zona denominata Fabbrica, una grossa costruzione. Si tratta dei resti degli stabilimenti della Société Exploratrice. Nata nel 1853, ottenne l'anno seguente l'autorizzazione per la costruzione di una fabbrica in località Champalle (oggi Fabbrica). Benedetti nel 1857, nei forni dello stabilimento si producevano, tramite fusione, lingotti di rame ed ottone. Dal 1864 al 1869, la fabbrica passò ai fratelli Mancardi e, nel 1873, ai Selve. La presenza di una fucina nella zona è testimoniata già in un documento del 1759.

Piccola collezione etnografica
Nel borgo, all'interno di un'abitazione privata si può, in alcune occasioni, ammirare una piccola collezione etnografica dedicata alla cultura materiale della nostra Regione. E' una raccolta in continuo divenire che si arricchisce nel tempo di nuovi oggetti che vanno ad aggiungersi ai tantissimi già presenti: sgabelli, olle, taglieri, ferri da stiro, campanacci, ceste, misure del latte, torchi...

Museo della vite e della viticoltura
Inaugurato alla fine del 2005, il museo ha aperto i battenti nel 2006 in via Roma 71/ter, sotto la scuola dell’infanzia e la biblioteca. Il fabbricato del 1877 fu fatto erigere dal commendatore benefico Federico Selve (vedi bollettino n° 3 della biblioteca “L’impronta dei Selve”). Le cantine, che ora ospitano il museo, furono, dal 1971 al 1976, la prima sede delle Caves Coopératives e videro il battesimo del Donnas a primo D.O.C. della Valle d’Aosta. Dopo essere stati magazzino comunale, nel 2003, i bei locali voltati a mattoni sono stati recuperati grazie al progetto europeo Leader + e alla partecipazione della 7a Comunità montana Mont Rose e delle Caves.
Il percorso di visita segue il susseguirsi delle stagioni caratterizzate da specifiche attività: in inverno gli impianti, le potature, le legature della vigna, i travasi, l'imbottigliamento e la distillazione; i trattamenti in primavera e estate ed infine le vendemmie e la vinificazione autunnali. Pannelli esplicativi accompagnano in questo percorso, oltre a raccontare la storia della viticoltura a Donnas. Molti oggetti, identificati anche col loro nome in patois, testimoniano il profondo attaccamento a questa attività e la sapiente perizia nella realizzazione della stessa dei donnaziesi.

Orario
Ottobre-marzo sabato 14 - 18
domenica 10:30 - 18:30

Aprile - settembre sabato 15 - 19
domenica 11 - 19

La gestione del museo è affidata ad un gruppo di giovani volontari raccolti sotto il nome di Amici di Bacco.
Oltre al museo, si può richiedere l’escursione lungo i vigneti e la visita ai barmet - cantine sotto massi -, lungo i panoramici terrazzamenti dell'adret.

menu categorie Immagini allegate Un Click per ingrandire

descrizioneL'arco romano

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descrizioneIl Borgo medieoevale

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descrizioneSan Orso

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descrizioneIl museo

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descrizioneAntico maglio

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descrizioneResti della vecchia fonderia

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descrizionePianta delle fonderie 1856

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descrizioneInterno del museo del vino

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descrizioneIngresso museo

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descrizioneAntica fabbrica