Donnas nella Preistoria
Nell'intera bassa Valle d’Aosta le notizie sulla Preistoria sono
scarse. Oltre alle incisioni rupestri scolpite sulle rocce montonate tra
Donnas e Bard, ai piedi del Forte, in varie zone del Comune sono state
rinvenute coppelle scavate nei massi, ma la loro datazione è incerta.
Sul Bec Renon, a quota 1.950 m. circa, in una selletta dell'anticima della
montagna si notano numerose coppelle incise nelle rocce che testimoniano
di un sicuro sito primitivo.
Alcuni reperti fittili reperiti nel pianoro di Albard sono segno della
presenza di insediamenti umani.
L'epoca romana
La colonizzazione romana ha invece lasciato segni ancora ben visibili.
Donnas vide lo scontro tra Romani e i Salassi, i primi abitanti della
regione. La volontà di espansione dei Romani per imporre il proprio
dominio anche al di là delle Alpi, non risparmiò il popolo
salasso custode dei passi, l’Alpis Graia e Poenina, che collegano
i due versanti delle Alpi. I Salassi furono sottomessi definitivamente
da Augusto nel 24 a. C. e la Valle d’Aosta diventò territorio
romano.
Per facilitare il transito alle legioni ed ai mercanti romani fu costruita
la via delle Gallie. A Donnas la roccia a strapiombo sulla Dora Baltea
fu incisa ad angolo retto per oltre un centinaio di metri: opera ciclopica,
frutto probabilmente del lavoro di centinaia o migliaia di schiavi, che
servì poi per tutte le epoche successive fino alla metà
del secolo XIX.
Secondo Carlo Promis, i lavori di costruzione della strada consolare delle
Gallie ebbero inizio subito dopo la campagna di Appio Claudio, per concludersi
nel 120 a.C. Altri archeologi posticipano l’opera di qualche decennio.
Sotto Augusto, comunque, la via, completamente lastricata, poteva essere
percorsa da carri.
I borghi che sorsero lungo il cammino consolare tra Donnas e Morgex diventarono
sedi di fiere e mercati, punti di controllo per l’esazione di pedaggi
e gabelle e di servizio per il traffico, per la presenza di ospizi, osterie
e stazioni di posta.
Il centro urbano di maggior rilievo fu Augusta Praetoria sulla strada
consolare che, percorrendo la vallata centrale, conduceva da Eporedia
(Ivrea) alle Gallie attraverso il passo di Columna Jovis.
Sottolineandone la funzione, l’archeologa Rosanna Mollo ha posto
l’accento da un lato sull’abilità tecnica dei costruttori,
dall’altro sulla loro capacità di adattare la struttura all’ambiente,
nel rispetto della natura: «vengono a crearsi così un’armonia
e un equilibrio che si risolvono per l’intervento umano in chiave
di economia e funzionalità. In tal senso questo monumento, ancora
assai poco conosciuto, è significativo molto più di tutti
gli altri».
Il Medioevo: i pellegrini, i Signori di Bard, i Savoia
I pellegrini medievali, percorrendo la via Francigena che ricalcava il
tracciato dell'antica via delle Gallie, da Canterbury a Roma, transitarono
a Donnas, ne godettero la pace e la tranquillità, l'atmosfera migliore
per la loro ricerca del divino. Il tracciato della via Francigena che
oggi si è assunto come ufficiale, è il percorso ricordato
dall'Arcivescovo di Canterbury Sigerico nel suo diario, conservato in
Gran Bretagna, che testimonia le 79 tappe da Roma, dove si era recato
per ricevere il mantello vescovile (pallio), a Canterbury: "de Roma
usque ad mare".
Dopo la caduta dell’impero romano, Donnas passò presumibilmente,
come tutta la regione, sotto il controllo prima degli Ostrogoti e poi
dei Bizantini; nel 575 fu ceduta dai Longobardi ai Franchi.
Nel Basso Medioevo, i fratelli Ugo e Guglielmo di Bard vennero alle armi
per contendersi il territorio e il castello di Bard, situato in un punto
strategico per il controllo della valle centrale. Tale conflitto coinvolse
anche Donnas, i suoi abitanti e l’economia locale; infatti nel corso
della guerra il borgo di Donnas venne bruciato, campi e vigneti furono
devastati dai cavalieri di Guglielmo.
Il trattato di pace che segnò la fine del conflitto stabilì
la divisione del mandamento. L'atto, siglato nella chiesa di San Pietro
in Vincoli di Donnas il 19 giugno 1214, assegnò a Ugo il castello,
oltre alla rocca di Bard e alla torre d’Aviés, mentre a Guglielmo
i castelli di Pont-Saint-Martin, di Arnad e i possedimenti dei signori
di Bard a Donnas, Vert ed in altri centri.
A partire dalla metà del XIII secolo, i conti di Savoia, in particolare
Amedeo IV, manifestarono mire espansionistiche in Valle d'Aosta e in Canavese,
s'appropriarono della rocca di Bard e delle sue dipendenze, fecero di
Donnas un’importante sede comitale, in cui si tennero parecchie
sedute delle Udienze Generali, nonostante i battaglieri signori locali,
che, nel corso del Trecento, tentarono di riaffermare la loro autonomia.
Nel corso di questi scontri le terre di Donnas vennero devastate, la porta
orientale ed una torre adiacente furono distrutte, i feudatari locali
furono costretti a pagare una forte ammenda e a cedere parti di giurisdizione.
Da quel momento, i Savoia controllarono la bassa Valle d’Aosta,
in cui si distinguevano Bard e Donnas rispettivamente come roccaforte
militare e centro amministrativo ed economico. Tale situazione perdurò
fino alla fine del XVII secolo.
Nel XIV secolo Donnas ospitò la prima zecca, voluta dal conte Aimone
di Savoia: vi si coniarono monete con impresso sul dritto il nome AIMO
o la semplice iniziale A, pezzi d'oro e d'argento.
Donnas nell'età moderna
Intorno al 1694 il borgo e le vigne di Donnas furono affidati al conte
Marco Antonio Enrielli, che si insediò nell'omonimo palazzo del
borgo, mentre una parte di Vert, inglobata nel mandamento di Bard, passò
al conte di Hône Jean – Pierre Marelli.
Alla fine del Seicento Donnas e Vert costituivano dunque due comuni distinti,
anche per l'ostilità degli abitanti dell'envers che si opponevano
ad una ventilata unione, sottolineando l'esistenza di documenti attestanti
la divisione delle due comunità e la presenza della Dora che effettivamente,
a quei tempi, costituiva un ostacolo alla comunicazione delle due aree.
A partire dagli ultimi decenni del Settecento, però, tornarono
ad essere un'unica entità amministrativa. In quel periodo la Valle
fu occupata da austrorussi e francesi, a Donnas ci furono requisizioni
continue e le abitazioni private furono occupate da soldati; nella primavera
del 1799, il paese dovette ospitare un'intera compagnia. Il Settecento
vide anche la nascita delle scuole, nel 1711 a Donnas, nel 1770 a Vert
che restarono separate anche dopo la riunificazione dei due Comuni nel
1783.
Nel maggio 1800 il passaggio di Napoleone peggiorò la situazione.
Gli abitanti, obbligati dalle autorità municipali ad ospitare soldati,
dovettero sopportare scorribande e atti vandalici, come quello riportato
da un certo Allasina. Donnas dovette anche fornire uomini per la demolizione
del forte di Bard, ordinata da Napoleone al quale il vilain chateau aveva
rallentato la marcia.
L'avventura napoleonica rese Donnas parte del Département de la
Doire, in cui il sindaco era l'autorità principale del Comune,
che ogni anno doveva stendere le liste di coscrizione per fornire soldati
per il proseguimento delle campagne napoleoniche. La caduta del condottiero
ne segnò il passaggio al Regno di Sardegna. Quello fra il 1800
e il 1814 fu per Donnas, che era il centro commerciale ed amministrativo
di tutta la zona, un periodo vivace dal punto di vista socio economico.
Per quanto concerne l'industria, il settore metallurgico era rappresentato
da una fabbrica che ha dato il nome al luogo dove sorgeva: "Fabrecca",
ma altri imprenditori hanno lasciato un segno indelebile nella storia
di Donnas.
I Selve
La famiglia Selve, e in particolare Federico, visse e operò a Donnas
dal 1873 al 1908. Industriale ferriero tedesco, col fratello Augusto,
acquistò nel 1873 la fondiera dei fratelli Mancardi che stava vivendo
una grave crisi. L'imprenditore seppe risollevare le sorti della fabbrica
di laminati e profilati di rame e di ottone in cui lavoravano centinaia
di operai e dare impulso al paese in un momento di crisi industriale generale.
Nei 35 anni di attività a Donnas, i Selve investirono parte dei
profitti nella costruzione dell'asilo, della scuola, dei cimiteri di Donnas
e Vert; fecero restaurare, pur essendo protestanti, la parrocchia; promossero
e sostennero interventi umanitari, si attivarono nella promozione sociale
dei lavoratori e del paese, dimostrandosi dei veri e propri benefattori.